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Un gioco per grandi e piccini (ad un'amica) Voto: 4,50
Tacchi alti, stivali ultima moda, trucco impeccabile e pantaloni attillati. Sei bella, bella come poco altro al mondo; bella nella luce dei tuoi occhi, nella gestualità delle tue mani, nel tuo profilo leggermente sfuggente, nelle tue smorfie. In mezzo agli altri parli velocemente, non tralasci un sorriso, sempre prodiga nel manifestare la tua abbagliante solarità, la tua vivacità, l'eccessiva disponibilità, quasi a nascondere un vuoto, a saziarti di consensi. Tra le mura domestiche, sotto un tetto protettivo, in un clima sereno e familiare stiamo sole o con i tuoi due figli. È lì che ti conosco e ti capisco. Il mondo appare lontano, inesistente. Sono i nostri momenti, quelli che illuminano a giorno anche la tristezza: la bellezza si fa incosciente, meno appariscente, il trucco si sbiadisce. In quegli attimi ci siamo solo noi, con le nostre nude identità; se nominati, per breve tempo, ci fanno visita i protagonisti delle nostre confidenze, ma si tratta di ospiti immaginari, cui permettiamo di inserirsi nei nostri discorsi, non nei nostri incontri. Corriamo scalze per la taverna, inventiamo giochi con le carte e con i lego, scomponiamo e ricomponiamo puzzle fino allo sfinimento; a volte peschiamo dal cestone della biancheria calze e maglioni, li buttiamo in giro per infantile dispetto, fingendo di colpirci e di ferirci, poi seriamente separiamo tessuti e colori, impostiamo la lavatrice discutendo sulle dosi di detersivo o se sia più efficace quello liquido o in polvere, stendiamo il pigiama dei bambini o i boxer di tuo marito, giochiamo con i piccoli ad imitare fantasmi e supereroi sotto le lenzuola fresche di bucato e ridiamo dell?assurdità delle cose che facciamo insieme.
Siamo riuscite persino ad inventarci una scommessa sul tempo impiegato dal sole di agosto ad asciugare una camicia e una salvietta. Ovviamente hanno vinto i bambini perché è un po' come al calcetto: devono sempre vincere loro!
Racconto di Marianna, Gorle
 
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